Psicologia Umanistica

Nel 1962 s’ inscrive la nascita, negli Stati Uniti, di quella che viene definita Psicologia Umanistica o “Psicologia della Terza Forza” vivamente sostenuta da un gruppo di psicologi (Maslow, Rogers, May).


La Psicologia Umanistica amplia il campo di osservazione dell’ essere umano introducendo una serie di atteggiamenti che la caratterizzano:

  1. concentrazione dell’attenzione sulla persona, sull’ esperienza quale strumento essenziale degli studi sull’uomo;
  2. particolare interesse su aspetti diversi dell’ esperienza umana come la libertà di scelta, la spinta creativa e l’autorealizzazione;
  3. valorizzazione della dimensione etica e della dignità della persona ed interesse allo sviluppo del potenziale in essa latente;
  4. spostamento del focus dall’ uomo malato all’ uomo sano con un significativo ribaltamento nella concezione di “salute” e di “malattia”.

Questi elementi, che vengono considerati nel “qui ed ora” dell’esperienza dell’ individuo, consentono di poter affermare che la Psicologia Umanistica è da considerarsi una Psicologia della Salute, intesa come sviluppo e accrescimento delle potenzialità della persona. L’essere umano “reca in sé una spinta verso l’unità della personalità, l’espressività spontanea, l’individualità e l’identità piena”. La concezione integrata della persona, come unità bio-psico-spirituale, cambia il senso della psicoterapia, che, da recupero ed eliminazione del sintomo, diventa opportunità di crescita psicologica ed umana. Ma cambia anche il ruolo del terapeuta che non è più, semplicemente, il tecnico-riparatore di una disfunzione, ma, piuttosto, una sorta di “terapeuta-filosofo” che guida il processo di riorganizzazione dell’intera esistenza attraverso l’individuazione di un senso e significato nuovi della vita e attraverso la costruzione di un progetto di vita più autentico. Sul piano personale egli accetta e valorizza la propria umanità, sul piano professionale, quindi nella pratica psicoterapeutica, si precisò un’ impostazione umanistica della relazione terapeuta-cliente.
Il metodo della Psicologia Umanistica è olistico e dinamico con una concezione della persona intesa come “unità bio-psico-sociale”: l’obiettivo è la comprensione del soggetto nella sua totalità individuale, l’organismo è un agente attivo che entra in un complesso sistema di relazioni con il mondo, per cui non si può comprenderne un singolo comportamento se non si conosce la sua storia personale, le sue aspirazioni, se non si colgono, cioè, la sua visione del mondo e la sua “struttura esistenziale”.
Lo psicoterapeuta riconosce nel cliente non solo un essere umano al quale rapportarsi con rispetto ed empatia, ma anche una persona che può essere per se stessa lo strumento migliore di esperienza e di crescita. Si tratta di una psicoterapia in cui la funzione del terapeuta è quella di creare un’ atmosfera di empatia e di accettazione comprensiva, dove trova spazio non tanto un’interpretazione quanto una chiarificazione in cui si lascia lavorare il “cliente” nel suo percorso di rivalutazione ed espressione di sé.

Tra i principi più importanti della psicologia umanistica sono compresi i seguenti:

1) se vogliamo comprendere la personalità dobbiamo studiare la persona come un tutto, olon (olismo);

2) è l’esperienza diretta e non l’osservazione esterna del comportamento ad assumere un’importanza centrale (fenomenologia);

3)  il metodo scientifico richiede che il ricercatore partecipi all’esperienza e non che ne rimanga distaccato;

4) l’indagine va sempre incentrata sull’unicità della persona (approccio ideografico);

5) le mete, i valori, le aspirazioni, il futuro contano più delle determinanti storiche ed ambientali;

6) il comportamento umano non va interpretato in modo meccanicistico e riduzionista; al contrario, si devono valorizzare le qualità che sono più propriamente umane, quali la capacità di scelta e di valutazione, la creatività, l’autorealizzazione;

7) l’uomo non è un essere puramente reattivo, ma è attivo e capace d’iniziativa positiva, oltre ad essere in grado di adattarsi a ciò che agisce su di lui. Bisogna mettere l’accento su questa positività del comportamento umano; gli aspetti malati sono stati messi in risalto fin troppo.

"Sulla base delle mie esperienze, ho notato che se posso contribuire a creare un clima contrassegnato da genuinità, apprezzamento e comprensione, allora avvengono cose molto stimolanti.
Gruppi e persone si muovono, in un clima simile, dalla rigidità verso la flessibilità, da un esistere statico a un vivere dinamico, dalla dipendenza verso l'autonomia, dalla difensivita' verso l'autoaccettazione, da un essere ovvio e scontato verso una creativita' imprevedibile.
Diventano in tal modo una prova vivente di una tendenza alla realizzazione". (C.Rogers)

© 2016 Dott.ssa Carla Costanzo. Psicologa Psicoterapeuta Consulente Sessuale.