Analisi Transazionale

Una delle integrazioni più significative della Gestalt  è stata senza dubbio quella con l’Analisi Transazionale.

Eric Berne, fondatore dell’Analisi Transazionale, anch’egli formatosi alla psicoanalisi come Fritz Perls, e discepolo di E. Erikson e P. Federn, diede vita al suo nuovo approccio negli stessi anni in cui Perls elaborava la Psicoterapia della Gestalt. Entrambi raggiunsero fama in California durante gli anni 60, periodo in cui crebbe e si sviluppò la Psicologia Umanistica. Personalità diverse e, per certi aspetti, addirittura polari, entrambi furono attenti ai modelli fenomenologici ed esistenziali della terapia, tanto che la stessa definizione degli Stati dell’Io, concezione teorica centrale nell’A.T., venne data da Berne in termini fenomenologici, ispirandosi in questo al suo maestro Federn. E proprio negli anni 60 crebbero i contatti e si alimentarono integrazioni reciproche tra le due scuole. In particolare ci furono terapeuti che si formarono sia con Perls che con Berne, tanto che, come già sottolineato, nacque una vera e propria scuola gestaltica nell’ambito dell’Analisi Transazionale.

L’A.T. si articolò presto in  diversi filoni  mantenendo una complessa ma unitaria organizzazione teorica.

Il reciproco scambio avvenuto tra i due approcci ha arricchito la Gestalt di una maggiore struttura e una maggiore direzione analitica nell’intervento clinico, soprattutto attraverso l’integrazione della teoria del Copione, al cui sviluppo, tra l’altro, proprio alcuni terapeuti formatisi anche  in Psicoterapia della Gestalt, hanno dato importanti contributi ( B. e M. Goolding, R. Erskine, M. James). L’A.T. d’altra parte ha acquisito le tecniche di consapevolezza e di espressione proprie della Gestalt, nonché le modalità esperienziali di intervento, come l’ormai classico lavoro con le due sedie, dal quale è derivata la metodologia analitico-esperienziale di elaborazione delle scene primarie, attraverso la tecnica regressivo-ridecisionale.

Al di là delle metodologie, l’A.T. propone una filosofia che pone al centro della concezione terapeutica il riconoscimento della pari dignità di ogni essere umano. In particolare viene professato il principio dell’ Okness, al quale si richiama anche il  codice etico, secondo il quale l’altro, il paziente, viene considerato portatore di valori e potenziali  pari a quelli del terapeuta che vanno riconosciuti e, in ambito psicoterapeutico, attivati e sviluppati. Questi principi, codificati nell’A.T., sono impliciti nella Gestalt. La terapia analitico-transazionale è basata sulla contrattualità: il paziente assume un ruolo attivo e collaborativo, prendendo responsabilità ed impegno ai fini della riuscita del processo terapeutico che può essere mirato alla soluzione di un sintomo, di uno  specifico  problema,  oppure alla ristrutturazione della personalità e, con enfasi più esistenziale, alla capacità di gestire in maniera autonoma la propria vita.

In linea con i principi gestaltici, l’analista transazionale mira al cambiamento e ritiene che questo sia possibile in quanto la persona soffre a causa del blocco del proprio potenziale di crescita avvenuto per effetto delle proprie caratteristiche personali e per l’incontro di queste con l’ambiente, attraverso un gioco circolare di interazioni a livello intrapsichico e relazionale. Il paziente ha limitato la propria esistenza prendendo specifiche e responsabili decisioni che avevano l’obiettivo di ottenere il maggior vantaggio col minor rischio possibile. Le decisioni esistenziali, prese in età precoce, possono essere cambiate risvegliando l’antico potenziale represso dietro emozioni adattive e confusioni cognitive che portarono alla costruzione di specifici copioni di vita. Oggi la sfida terapeutica porterà il paziente ad operare nuove scelte e ad aprirsi a nuove, impreviste possibilità.

“La sofferenza psichica viene vista come un blocco di crescita del potenziale psicofisico dell'essere umano"” (Novellino, 2003).

 

© 2016 Dott.ssa Carla Costanzo. Psicologa Psicoterapeuta Consulente Sessuale.